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martedì 18 novembre 2008

Lettere.11

Presso il Centro di riabilitazione di Sulaimaniya prosegue il programma di reinserimento sociale.
Lo chiamiamo Vocational Training: si tratta di corsi professionali della durata di sei mesi dedicati ad amputati e portatori di handicap. Sartoria, lavorazione della pelle, produzione di clash (le tradizionali scarpe curde intrecciate a mano), falegnameria, carpenteria metallica leggera sono le materie dei laboratori.
Terminato il corso, Emergency si impegna per 3 mesi a sostenere i "neo diplomati" nell'apertura di un'attivita' commerciale. E' un'opportunita' di autonomia per tutti, specialmente importante per le donne.

Shawbo Ahmed Fatah ha 23 anni ed e' nata con una malformazione alle articolazioni del bacino a causa della quale non muove la gamba destra e utilizza solo parzialmente la sinistra. Shawbo viene da una poverissima famiglia del villaggio di Zarayan. Ha lasciato la scuola al terzo anno delle superiori perche' la malattia non le permetteva di affrontare tutti i giorni il viaggio tra casa e scuola.
Il magro stipendio di commesso del padre di Shawbo basta a malapena per pagare l'affitto della casa dove vive con la moglie e i 9 figli. Il cibo e i beni di prima necessita' sono garantiti dai sussidi governativi.

Shawbo ha iniziato il corso in sartoria a febbraio da allora vive nella guest house del Centro di riabilitazione. Un weekend al mese torna a casa, dove sta gia' pensando di allestire il suo piccolo laboratorio di sartoria.
Le si illumina il viso quando ci racconta di come questo suo nuovo lavoro cambiera' la sua vita e quella di tutta la sua famiglia. Glielo auguriamo di cuore.

domenica 19 ottobre 2008

Lettere.10

Kaka Mahmud, è curdo, ha 62 anni ed entrambe le gambe amputate al disotto delle ginocchia.
Nella primavera del 2003 era seduto davanti alla sua casa di Jalaula, un pomeriggio come tanti altri, trascorso chiacchierando e bevendo the. Improvvisamente il rombo degli aerei da guerra accompagnato da
esplosioni sempre più vicine, fino a quando una bomba ha colpito proprio in quel cortile, causando cinque morti e dodici feriti.
Kaka Mahmud è stato trasportato dalle figlie presso l'ospedale locale, dove gli sono stati amputati entrambi gli arti inferiori.

E' rimasto confinato per cinque anni in casa fino a quando un vicino non gli ha consigliato di rivolgersi "agli italiani che ricostruiscono le gambe".
I suoi muscoli sono molto indeboliti, ma l'impegno con cui lo vediamo fare gli esercizi quotidianamente lascia pochi dubbi: tra un po' tornerà a casa muovendosi autonomamente.

Il suo "compagno di esercizi" è arabo e viene da Bagdad: si chiama Usam Saby, un omone di trent'anni, una moglie e una bambina di 3 anni che lo aspettano a casa.
Usam faceva il tassista nella capitale quando due anni fa e la sua auto è stata coinvolta in un attentato suicida e ha perso la gamba sinistra, amputata sopra il ginocchio.
Tutte le mattine Usam, Kaka Mahmud si incontrano nel Reparto di fisioterapia e insieme svolgono gli esercizi di rafforzamento dei muscoli, imparando a ritrovare un equilibrio sulle loro gambe nuove.


Ps: leggi le altre lettere e sostieni Emergency.

giovedì 11 settembre 2008

Lettere.9

Luom ha 11 anni ed è l'ultimo di 5 figli. Con il fratello di 13 anni frequenta la scuola distrettuale e con lui, nel tempo libero, porta le mucche al pascolo.

Un giorno Luom torna dal lavoro percorrendo la solita strada. Un luccichio per terra lo attira: s'avvicina, riconosce una mina in
quell'oggetto ma la curiosità, l'eccitazione di giocare con qualcosa di nuovo lo spingono a raccoglierla. In un attimo una fiammata lo investe e il bambino cade a terra svenuto. La sorella che corre in suo aiuto lo trova inanime, con il volto e le mani sanguinanti. Luom arriva nel nostro Pronto soccorso dopo circa 3 ore; si lascia pulire e medicare dal nostro staff, lamentandosi di tanto in tanto per il dolore alle mani e agli occhi: gli bruciano, non riesce ad aprirli.

Luom viene portato in sala operatoria. Ha riportato una frattura della teca cranica senza alcuna compromissione a livello celebrale, l'amputazione di tre dita della mano sinistra, la lesione parziale del tendine flessorio del terzo dito della mano destra, diverse ferite superficiali al volto e non vede dall'occhio destro. Da quando la madre l'ha raggiunto dal villaggio, il bambino è molto più tranquillo.
"Perché l'hai raccolta sapendo che era una mina?", gli chiediamo. "Volevo solo giocare" dice con un tono nella voce che assomiglia al timore di una punizione. Luom scalpita nel letto: vuole tornare ai pascoli, il dolore è già passato. Non passeranno presto, invece, i segni dell'esplosione sul volto di un bambino che voleva solo giocare.


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venerdì 5 settembre 2008

Lettere.8

La scorsa settimana un team di Emergency è arrivato in Sierra Leone. Scopo della missione: effettuare, su richiesta del Ministero della Sanità, uno screening di pazienti cardiopatici. Le visite sono state effettuate presso lo stesso Centro medico-chirurgico di Emergency a Goderich. Sono stati visitati 61 pazienti, in prevalenza bambini o giovani adulti, 17 dei quali necessitano di un trasferimento al Centro Salam di cardiochirurgia in Sudan.

Il paziente più urgente da far arrivare a Khartoum si chiama Joseph Samura, 7 anni e una stenosi polmonare (una malformazione congenita della parte destra del cuore).

Grazie al lavoro congiunto della sede di Milano, del Centro medico-chirurgico di Goderich e del Centro Salam in Sudan, il piccolo Joseph e la sua mamma sono stati trasferiti in tempo a Khartoum e il piccolo paziente è stato operato con successo.


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sabato 5 aprile 2008

Lettere.7

Chang, tre mesi, è arrivato all'ospedale di Emergency a Battambang in Cambogia per un'operazione al labbro leporino, una gravissima malformazione congenita che gli impediva di succhiare il latte dal seno della madre e rendeva difficile ogni altro tentativo dinutrizione.

La famiglia ha intrapreso un viaggio di 500 chilometri per farlo operare da Paolo, chirurgo pisano che ogni anno si reca a Battambang per effettuare interventi di plastica ricostruttiva.

L'intervento ha avuto ottimi risultati e dopo pochi giorni mamma e figlio avrebbero potuto essere dimessi. Con grande sorpresa di tutto lo staff, pero', la mamma non accennava a lasciare la corsia dove erano ricoverati. Il motivo: non aveva i soldi per il viaggio. Tutto il capitale di famiglia - due maiali - era stato investito per pagare il viaggio di andata. A quel punto è cominciata tra lo staff dell'ospedale una colletta che si è estesa anche a due scuole pisane che, avendo saputo della storia di Chang, hanno voluto contribuire a pagare le spese del viaggio di ritorno.


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venerdì 21 marzo 2008

Lettere.6

Allimany, 8 anni, aveva bevuto accidentalmente soda caustica e l'ustione gli aveva chiuso l'esofago al punto da rendergli impossibile mangiare. La nonna, con cui vive da quando sono morti i suoi genitori, l'ha accompagnato all'ospedale di Emergency, che con il suo programma di dilatazioni endoscopiche dell'esofago e' diventato il centro di
riferimento di tutta la Sierra Leone per questo tipo di patologia.

L'esofago di Allimany e' tanto stretto che, negli interventi precedenti, e' stato quasi impossibile inserire il filo guida. Questa volta, pero', dopo qualche tentativo, il filo passa e scorre bene.
Antonio, il chirurgo internazionale, e il medico locale Suaredine verificano attraverso la telecamera le lesioni dell'esofago per valutare l'esito dell'intervento e programmare la prossima operazione.
Fra qualche settimana, Allimany sara' sottoposto a un'altra seduta di dilatazione con un tubo di diametro maggiore. Un altro passo verso la guarigione.


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giovedì 13 marzo 2008

Lettere.5

Il padre di Osman Mohamed, 22 anni, racconta che l'affanno del figlio era dovuto a un forellino ventricolare. I consulti ottenuti presso gli ospedali della sua provincia - Northern province - non prospettavano grandi possibilita': presso il primo, l'intervento costava 8.000 pound (2.600 euro), 9.000 (3.000 euro) nel secondo, cifre insostenibili per la famiglia.

Dopo aver saputo dell'esistenza del Centro Salam di cardiochirugia, del suo staffaltamente specializzato e della gratuita' assoluta delle cure, padre e figlio si sono messi in viaggio da Shendi verso Khartoum. I risultati dei controlli di routine evidenziano la necessita' di un intervento chirurgico, ma non l'urgenza. Lo scorso 19 gennaio il ricovero, il 22 gennaio l'operazione.
Il padre e' felice e ringrazia tutti di aver curato il figlio "quasi gratis". Quasi? Si, ribatte, la famiglia ha dato ben tre litri e mezzo del suo sangue.


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giovedì 6 marzo 2008

Lettere.4

L'attenzione che riserviamo al suo caso potrebbe sorprenderla. Per noi e' una tappa significativa, ma a Fahima Elheber dice poco che il suo sia l'intervento a cuore aperto numero 300 nel Centro cardiochirurgico di Khartoum.
Gira con il suo pigiama rosa per i corridoi, ha gia' ripreso, dopo l’intervento, a pranzare nella saletta riservata ai pazienti. Sta bene.
E' alta un metro e 55 e pesa 34 chili, ha 20 anni ed e' seconda di 6 fratelli. E' sudanese e abita a el-Faw, 4 ore da Khartoum. La sua famiglia e' povera e la sua carriera scolastica non si e' protratta oltre le elementari. E' cieca dall'occhio destro. Il danno le deriva da una ferita, vecchia ormai di dieci anni, conseguente a un incidente di dieci anni fa, mentre giocava con un’amica. Il suo aspetto ne e'
leggermente danneggiato.

Fahima e' stata visitata per la prima volta nel nostro centro il 12 luglio scorso. In seguito a una malattia reumatica, incontrava notevoli limitazioni nell'attivita' fisica ed aveva presentato alcuni episodi di sincope. Le e' stata diagnosticata una stenosi mitralica severa: le e' stata assegnata una terapia cardiologica ed e' stata
messa in lista di attesa per un intervento chirurgico.
Il 18 novembre l’attesa e' terminata. Le e' stata sostituita la valvola mitralica con una valvola meccanica, che impone una terapia anticoagulante. Questa circostanza normalmente genera qualche perplessita' a ragazze giovani che intendono sposarsi e avere bambini. Le abbiamo chiesto se intenda sposarsi e ha risposto, ridendo, di no. E' triste immaginare che questo suo orientamento derivi da quella sua ferita. A noi Fahima sorride, ma forse non crede che la vita sorrida a lei. Anche per questo l’intervento n° 300 ci rimane impresso.


Ps: leggi le altre lettere e sostieni Emergency.

Pps: il mio nuovo nome Skype è ale-cresta. Aggiornatelo se non l'avete ancora fatto.

giovedì 28 febbraio 2008

Lettere.3

Quattro anni sono davvero pochini per entrare in sala operatoria, avere il sangue "mosso" dalla circolazione extracorporea e il cuore fermo "per straordinaria manutenzione".
Quattro anni sono pochi anche per una quantità e una qualità di denti che rendono amichevole il sorriso, ma molto dicono delle ordinarie condizioni di vita di Gaida.

Abbiamo curato anche bambini più piccoli di lei, mai però per interventi di questo impegno. Un difetto interventricolare faceva circolare il sangue nella direzione sbagliata andando a rovinare la circolazione polmonare e sovraffaticando il cuore.
Lunedì 14 gennaio, nel Centro Salam di cardiochirurgia a Khartoum, i pochi chili di Gaida e le sue scombinate treccine sono infine usciti dalla sala operatoria. L'indomani mattina viene svegliata; comincia a respirare da se', senza ventilazione artificiale.
A mezzogiorno se ne sta un po' intontita a guardare cartoni animati. Comincia infine a brontolare: si sta decisamente riprendendo!
Anche anestesiste, infermieri, chirurghi, che le hanno continuamente ronzato intorno, possono finalmente smettere di "passare di lì per caso".


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giovedì 21 febbraio 2008

Lettere.2

Erano le cinque del pomeriggio. Dall'ingresso del pronto soccorso entrano alcune persone, un papà ha in braccio un bimbo, 10 anni circa. Al bimbo manca metà parte del viso ma parla, respira e non piange, non una lacrima.

Il povero Ab Hady, quinto di dieci figli, vive in un villaggio a più di 8 ore di macchina dal nostro ospedale di Lashkar-gah, nel sud dell'Afganistan. Stava lavorando col padre in un campo quando una bomba è caduta dal cielo portandogli via mezza faccia. Pensavamo tutti che morisse e invece no.
Ha sopportato delicati interventi chirurgici, medicazioni dolorose e il sondino nasogastrico con il quale lo si nutriva.

Da pochi giorni Ab.Hady può mangiare, le ferite vanno meglio. Il suo papà e' sempre accanto a lui per fargli forza e dargli affetto.


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venerdì 1 febbraio 2008

Lettere.1

Diranno che si trattava di feroci talebani, e che la grande operazione iniziata a Musa Qala in Afganistan era inevitabile.
Diranno quanti nemici hanno ucciso e - forse - quanti civili sono rimasti coinvolti "per errore". Oppure non diranno niente, tanto non ci sono testimoni, là.
Degli abitanti di Musa Qala, qualcuno ha raccattato le proprie cose ed è scappato sulle montagne. Qualcun altro è sceso qui in città. I più, non avendo dove andare o di che
sopravvivere, non si sono mossi.

Abdullah, sette anni, è uno di loro.
E' arrivato oggi con suo padre nell'ospedale di Emergency a Lashkar-gah. Passeggiava con il fratellino quando è piovuta una bomba dal cielo. Le schegge hanno maciullato le gambe del fratello: amputate entrambe.
Anche Abdullah ha perso una gamba. E chi lo spiega, a lui e alla gente del suo villaggio, che è per il loro bene? Che vengono massacrati in nome della pace e della democrazia?