mercoledì 4 giugno 2008

Il superministro

Altero Matteoli ha occupato il Ministero più importante, che non è quello degli Interni o degli Esteri, delle Finanze, o tanto meno dell’Ambiente, ma quello delle Infrastrutture. Il neo ministro, Premio Attila del Wwf nel 1994, all’epoca del primo Berlusconi, ora in coppia con il picchiatore di Genova, Claudio Scajola, nel 2001 agli Interni e oggi allo Sviluppo Economico, ha il compito strategico di spendere i nostri soldi per autostrade, alta velocità, Mose, Ponte sullo Stretto e la valanga di «grandi opere» che il suo predecessore, lo scavatore di tunnel Lunardi, aveva infilato nella Legge Obiettivo, tuttora in vigore grazie a Di Pietro.

Come direbbe Aghata Christie, Matteoli ha a disposizione, per commettere il delitto, il movente (il profitto delle grandi imprese di costruzioni), l’arma (la Legge Obiettivo, appunto, che esclude valutazioni d’impatto ambientale e parere delle comunità locali), e l’occasione (questo governo).
In più, Matteoli ci può mettere un suo profilo, diciamo così, meno post che fascista. Il Ministero dell’Ambiente che lasciò nelle mani non troppo affaccendate di Pecoraro Scanio era ridotto a una maceria. Tanto per dirne una, è stato condannato in due gradi di giudizio perché aveva dirottato fondi del Ministero sul suo «gabinetto» personale: circa 130 persone. Per dirne un’altra, ha scritto il testo unico delle norme ambientali a quattro mani con Confindustria, proprio insieme alla signora Marcegaglia, Presidente degli industriali.

Cosa devono aspettarsi i No Tav, i No Mose, i mille movimenti cittadini che si oppongono a quel genere di «sviluppo»?

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